Roma, 8 set. (askanews) – La riforma elettorale targata Meloni approda nell’aula del Senato senza un testo definitivo, con un paio di nodi da sciogliere non di poco conto: la soglia per ottenere il premio di maggioranza e l’esclusione dei voti delle liste non ripescate sotto il 3%. Si tratta di due punti dirimenti per il risultato elettorale che, stando agli ultimi sondaggi, con la crescita di Futuro Nazionale con Vannacci, danno centrodestra e campo largo a un’incollatura se non addirittura alla pari.

Così domani, mentre alle 10 l’aula del Senato è convocata per votare le questioni pregiudiziali e poi avviare la discussione generale sul testo che arriva in aula senza mandato al relatore, gli sherpa del centrodestra alle 11,30 in via della Scrofa si riuniranno per accordarsi sugli ultimi ritocchi. Secondo quanto trapela da Fdi ha buone chance di ottenere il parere favorevole e quindi essere approvato l’emendamento presentato dalla senatrice di Fdi Paola Ambrogio che prevede l’abbassamento dal 42 al 41 per cento della soglia per l’assegnazione del premio di maggioranza. La proposta era stata presentata anche in commissione ma poi accantonata. Così come sono stati accantonati durante l’esame in Affari costituzionali gli emendamenti di maggioranza che modificano la cosiddetta la norma ‘anti-cespugli’ introdotta alla Camera con la quale si prevede di non conteggiare, ai fini del raggiungimento della soglia per l’attribuzione del premio, i risultati elettorali delle liste sotto la soglia del 3% non ripescate: sul punto c’è un emendamento sottoscritto da FdI, Lega e Nm (ma non da Forza Italia) per portare la soglia all’1%, su cui il Governo aveva espresso parere favorevole, e uno di FdI per fissare la soglia al 2%, che per FI sarebbe preferibile.