Roma, 24 feb. (askanews) – Non è ancora detto che possa essere quella decisiva. Di certo, è quello che spera Fratelli d’Italia. Per domani sarebbe infatti prevista una riunione di maggioranza per provare a chiudere sul testo di riforma della legge elettorale. Gli sherpa dei partiti, con il mandato politico dei leader, si dovrebbero vedere per sciogliere gli ultimi nodi. L’obiettivo dei meloniani è quello di depositare il testo in settimana, anche perché il timing fissato da tempo a via della Scrofa è quello di un primo via libera entro l’estate. “Speriamo che prima della pausa estiva si possa fare una legge elettorale che consenta di governare per cinque anni a chi vince le elezioni”, spiega il deputato Francesco Filini. Ma gli alleati chiedono prima delle ‘garanzie’.
L’impalcatura ormai è definita: un impianto proporzionale con premio di maggioranza da attribuire a chi supera il 40% che consiste in 70 deputati alla Camera e 35 senatori a palazzo Madama (‘pacchetti’ di seggi che vengono scomputati da quelli totali da assegnare appunto su base proporzionale), con una soglia massima del 60% dei seggi.
Ci sono però alcuni punti su cui bisogna ancora mettersi d’accordo: uno di questi è la presenza o meno delle preferenze. Per Fdi è anche una questione di principio: Giorgia Meloni, d’altra parte, si è sempre dichiarata a favore. Negli alleati, soprattutto nella Lega, le perplessità sono però molte. Per provare a superarle, il partito della premier ha messo in campo l’ipotesi di un sistema che preveda sì le preferenze ma con capilista bloccati, che per partiti di media grandezza significa nella sostanza che il controllo sui seggi più ‘sicuri’ resta comunque nelle mani del segretario. E, tuttavia, questo resta un nodo spinoso. Raccontano che siano bastati i boatos cominciati a circolare in Transatlantico in queste ore a gettare nel panico i parlamentari. Questo, tradotto, vuol dire rischio di sorprese in occasione delle votazioni segrete.









