HomeCronacaPrima campanella con protesta: “In Toscana oltre 9mila prof precari”L’allarme della Cgil sui problemi irrisolti, l’anno scolastico si apre con i docenti delle superiori in assemblea. Allarme rosso sugli insegnanti di sostegno: in molte scuole più del 50% non sarà di ruoloIn Toscana oltre 9mila docenti precari (foto archivio iStock)Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciFirenze, 10 settembre 2026 – Con l’avvicinarsi della campanella, la Cgil toscana lancia l’allarme precariato, evidenziando numeri “in linea con le difficoltà del passato e in aumento rispetto agli annunci”. E proprio per sottolineare le tante problematiche irrisolte (dalla riforma dell’istruzione tecnica alle nuove indicazioni nazionali dei licei), il primo giorno di scuola, il 15 settembre, registrerà un’assemblea sindacale di tre ore (ore 8-11) in tutte le scuole superiori, che probabilmente porterà diversi studenti a rinviare di un giorno l’ingresso in classe.

Oltre 9mila docenti precari

A fornire i dati, ieri, sono stati il segretario della Flc Cgil toscana Pasquale Cuomo e quello provinciale, Emanuele Rossi. “Il nuovo anno scolastico in Toscana si appresta a partire con oltre 9.112 docenti precari, - è stato spiegato dalla Cgil – risultato di due turni di Gps su Firenze e Pistoia e uno sulle altre province. Ma alla fine dei quattro turni delle graduatorie provinciali di supplenza, ovvero a inizio ottobre, la stima è di circa 14mila. Se aggiungiamo le graduatorie interne di istituto e il personale Ata, a giugno prossimo pensiamo di arrivare a 30mila, poco più di un terzo dell’intero comparto. Inoltre, nel sostegno avremo sicuramente in molte scuole più del 50% degli insegnanti precari”. Il numero maggiore, sempre secondo i dati raccolti dalla Flc Cgil, si registra su Firenze e provincia con 2.409 (1.358 nel sostegno e 1.051 nelle ordinarie) seguita da Pisa con 993 (644 e 349) e Pistoia con 900 (581 e 319). Un altro dato evidenziato dalla Cgil è l’incremento del numero di chi rinuncia al ruolo a tempo indeterminato, spesso per motivi economici.