La nuova inchiesta della Dda svela presunti legami tra l’avvocato catanzarese Mellea e il clan Grande Aracri, il ruolo del prestanome indiano
CUTRO – Un atto notarile definito “spettacolare”, un operaio di origini indiane catapultato ad amministratore e titolare di una srl per finta, e una cascata di beni — cantieri, case e terreni — parcheggiati alla madre con un contratto di comodato per eludere le misure di prevenzione antimafia. È il manuale d’ingegneria criminale firmato dall’avvocato catanzarese Gennaro Pierino Mellea per blindare il patrimonio della famiglia Lerose di Cutro, così come emerge dalle carte dell’inchiesta della Guardia di finanza e della Dda di Catanzaro che svelano le trame economiche e i legami organici con la cosca Grande Aracri.
L’atto notarile “spettacolare”
Nelle intercettazioni agli atti, il professionista descrive senza filtri la geometria fraudolenta architettata per sterilizzare i rischi di confisca. Al centro c’è la Costruzioni Calcestruzzi e Inerti F.L.G. S.r.l., formalmente intestata a Sing Surjit, un dipendente indiano privo di qualsiasi potere decisionale. La regia prevedeva che la titolarità dei beni aziendali fosse girata a Elisabetta Oliverio (madre dei Lerose), la quale poi, tramite un contratto di comodato d’uso definito dallo stesso legale «spettacolare», li concedeva alla s.r.l. Un espediente a tempo determinato, con la società operativa pronta a essere chiusa e rigenerata ciclicamente ogni due anni («ogni due anni gli apro un’azienda!») per disorientare gli investigatori.










