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Dopo settimane di stallo la guerra tra Stati Uniti e Iran registra una nuova escalation, con almeno otto petroliere degli ayatollah colpite in pochi giorni. In tutta risposta, Teheran ha annunciato che estenderà la zona soggetta a sanzioni attorno allo Stretto di Hormuz e questo, assieme all'acuirsi della crisi tra Houthi e Arabia Saudita, ha innescato una nuova fiammata del petrolio, spingendo il barile per la prima volta da luglio sopra i 100 dollari. La vasta ondata di rappresaglia lascia centinaia di navi e i loro 6.000 marinai in ostaggio del conflitto nel Golfo Persico. E con loro, i mercati energetici mondiali.Le petroliere colpite e la rappresaglia dei Pasdaran

Gli Stati Uniti hanno colpito cinque petroliere iraniane che, per il Centcom, fanno parte della flotta ombra utilizzata per finanziare i Pasdaran e i loro alleati regionali. Altre tre erano state bersagliate sabato scorso, dopo che l'Iran aveva lanciato missili balistici contro una portaerei e un cacciatorpediniere statunitensi. I raid Usa hanno provocato l'immediata reazione iraniana, con le Guardie rivoluzionarie che hanno sferrato un attacco contro la base aerea giordana di al-Azraq e due navi statunitensi, oltre a diverse petroliere e altre imbarcazioni. Attacchi navali che, secondo il comando centrale americano, «sono falliti».