La guerra. 10 settembre 2026 alle 00:22

Dopo settimane di stallo la guerra tra Stati Uniti e Iran registra una nuova escalation, con almeno otto petroliere degli ayatollah colpite in pochi giorni. In tutta risposta, Teheran ha annunciato che estenderà la zona soggetta a sanzioni attorno allo Stretto di Hormuz e questo, assieme all'acuirsi della crisi tra Houthi e Arabia Saudita, ha innescato una nuova fiammata del petrolio, spingendo il barile per la prima volta da luglio sopra i 100 dollari.

Gli Stati Uniti hanno colpito cinque petroliere iraniane che, per il CentCom, il Comando unificato delle Forze armarte Usa, fanno parte della flotta ombra utilizzata per finanziare i Pasdaran e i loro alleati regionali. Altre tre erano state bersagliate sabato scorso, dopo che l'Iran aveva lanciato missili balistici contro una portaerei e un cacciatorpediniere statunitensi. I raid americani hanno provocato l'immediata reazione iraniana, con le Guardie rivoluzionarie che hanno sferrato un attacco contro la base aerea giordana di al-Azraq e due navi Usa, oltre a diverse petroliere e altre imbarcazioni. Ma il CentCom parla di assedio «fallito».

La vera risposta dei Guardiani della Rivoluzione è la nuova stretta su Hormuz, non a caso definito dai Pasdaran «il nostro Stretto di potere». Attorno al passaggio strategico è stata infatti stabilita una nuova zona soggetta a sanzioni. L'estensione «partirà da Chabahar e comprenderà parti del Mare di Oman e del Mar Arabico, oltre alle rotte che conducono a Hormuz», ha annunciato il portavoce dei Pasdaran, Hossein Mohebi. «Lo Stretto rimane il riferimento per l'ingaggio militare, ma la nuova area sarà soggetta a sanzioni».