Le Guardie rivoluzionarie di Teheran che attaccano due navi statunitensi, otto petroliere e altre dieci imbarcazioni giudicate ostili, le forze americane che sbandierano di aver distrutto cinque petroliere iraniane (e zero informazioni circa gli impatti sulle acque circostanti): e in Europa che succede? Complice anche la perdurante chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, bisogna fare i conti con il greggio che ha già superato i 100 dollari al barile e con il prezzo del gas che è già quasi raddoppiato rispetto all’inizio di luglio, passando dai 40 ai 75 euro al MWh.
Se dall’America fanno sapere che non c’è una guerra in corso in Medio Oriente perché, come ha detto il vicepresidente JD Vance, «non ci sono scontri a fuoco in corso» (negli Usa ci sono anche polemiche sulle ricadute riguardanti i benefit negati alla vedova di un soldato ucciso), i mercati energetici non si fanno condizionare dalle narrazioni del caso e si stanno invece muovendo esattamente come in tempi di conflitto. Più precisamente, stanno reagendo come fecero nel 2022 di fronte all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. E questo, che è già un problema abbastanza pesante oggi, diventerà di gravità ben maggiore il prossimo inverno. Per l’Europa e, di riflesso, per l’Italia.









