Dopo la foto di famiglia del campo largo alla festa di Avs, il senatore Pd Alessandro Alfieri indica la rotta: prima un programma condiviso, poi la leadership. Dalla sicurezza alla sanità, dal lavoro alla transizione energetica, fino alla politica estera, l’obiettivo è allargare il perimetro dell’alternativa. Sullo sfondo il voto in Sassonia, che secondo il dem insegna a sinistra a non ignorare paure e fragilità sociali
Ieri sera il centrosinistra ha avuto la sua fotografia. Una di quelle immagini che, per un momento, sembrano raccontare più della politica stessa: tutti insieme sullo stesso palco, quasi a disegnare con i corpi il perimetro di un campo largo che ancora non ha trovato una forma definitiva. Ma ogni fotografia, per sua natura, congela un istante. E dietro quell’immagine restano le domande: chi manca, quale programma tenere insieme, chi dovrà guidare la corsa e, soprattutto, a quali elettori parlare. Sullo sfondo, intanto, arriva il vento freddo della Sassonia. Il voto tedesco racconta una destra che cresce là dove si sedimentano paura, insicurezza e senso di abbandono. È un campanello d’allarme che attraversa i confini e arriva fino alla politica italiana: perché quando le paure non trovano una risposta, finiscono per trovare un padrone. Il senatore dem Alessandro Alfieri parte proprio da qui. Dalla necessità di non negare quelle paure, ma di attraversarle. E dalla convinzione che prima di scegliere il volto della coalizione serva costruire la casa: un programma capace di tenere insieme lavoro e sicurezza, sanità e transizione, diritti sociali e politica estera. La fotografia di ieri, insomma, può essere un punto di partenza. Ma adesso bisogna trasformarla in una storia politica.













