Forte e chiaro. Ora più che mai. Quando per spiegare – spiegare! – il senso delle ultime elezioni regionali in Germania si dà la colpa al riarmo in Europa (sic). E non alla guerra criminale e terrorista in Ucraina da oltre quattro anni del pluriricercato Putin per i crimini di guerra più efferati di sequestro e deportazione di decine di migliaia di minori e infanti ucraini. O quando si sventola la bandiera populista del tanto peggio tanto meglio e si arrotola quella dei valori che da ottant’anni sostengono e hanno difeso la democrazia in Europa.
Perché la voce, chiara e forte, che si è levata in Sassonia-Anhalt, la stessa che a suo tempo si levò a Budapest con l’elezione di Orban, coincide con quella che anni dopo, proprio lì, ha permesso l’elezione di Peter Magyar.
È la voce della democrazia, baby. Quella che non si leverà il 19 e 20 settembre nella dittatura russa, dove le elezioni saranno una farsa, come da venticinque anni a questa parte e proclameranno la vittoria del tiranno del Cremlino. La stessa che non esiste negli stati totalitari di Cina, Iran, Nord Corea, dove è impossibile, ad oggi, che chi governa vada a casa con libere elezioni. In democrazia, invece, quando è il popolo a governare, questo è possibile.










