I venti di tregua che soffiano da Mosca incideranno sul voto tedesco? L’impressione è che la fine della guerra sia un miraggio e che la corrente filorussa che attraversa l’Europa scorra con forza anche in Germania, dove la campagna elettorale è stata pesantemente segnata da interferenze e attacchi tipici della guerra ibrida. «Non mi metto oggi a fare speculazioni su quello che succederà dopo il voto», ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz a pochi giorni dalle elezioni nel Land orientale della Sassonia-Anhalt, dove il partito di estrema destra è dato in testa ai sondaggi. Ma si sbaglia, perché gli esiti non sono particolarmente difficili da immaginare, e sarebbe utile capire che linea intende assumere il leader del paese e del partito conservatore più determinanti d’Europa. Difficile immaginare che un accordo tra Mosca e Kyiv, l‘unico in grado di togliere ossigeno alle formazioni filorusse di estrema destra che punteggiano l’Europa si realizzi in tempi brevi. Lo scenario peggiore, per la Germania, è quello che vede l’Alternative fuer Deutschland conquistare la maggioranza del parlamento regionale e governare in solitaria: significherebbe che gli argini sono saltati, che il veleno della Remigration, della xenofobia come pilastro della vita civile e dell’esaltazione del nazionalismo tedesco è destinato a contaminare le acque dell’intera Germania e, a seguire, dell’Unione Europea. Se la ricetta per contrastare il contagio è quella offerta dai vertici della Cdu locale, che sono arrivati ad augurarsi una vittoria del leader estremista Ulrich Siegmund “perché così sarà chiaro a tutti quanto sia incapace di governare, e il fallimento dell’Afd è assicurato”, ecco, ci si permetta di dubitare: gli incapaci al governo generalmente fanno danni, e proprio perché non hanno le competenze per misurarsi con i problemi strutturali – il lavoro, la sanità, la scuola, le transizioni digitale e climatica – lanciano campagne, anatemi, bandi, divieti e disseminano la vita civile di risentimento e vittimismo (terreno di coltura perfetto per le propagande nemiche dell‘Occidente). Nel secondo scenario, stando agli ultimi sondaggi il più probabile, l’Afd non riesce a raggiungere la maggioranza assoluta e la Cdu, in quanto seconda classificata, si deve mettere alla ricerca di una maggioranza con i socialdemocratici e i verdi destinata a rivelarsi sgangherata (i numeri sono tali che un sostegno esterno dall’estrema destra o dall’estrema sinistra sembra comunque inevitabile). Anche qui: possibile che non si sia tracciato un programma, in campagna elettorale, in cui questa eventuale coalizione non trasmettesse la sensazione di essere la più fallimentare di sempre? C’è poi la linea di chi, anche all’interno della Cdu, sostiene la necessità di venire a patti con l’Afd per normalizzarla; Merz in campagna elettorale ha escluso qualsiasi forma di intesa, ma in ogni caso le ricadute sul piano nazionale e internazionale sarebbero devastanti (persino l’unità europea sul fronte ucraino verrebbe messa a rischio). Venendo alla campagna elettorale, sarà il caso che il cancelliere tragga le conseguenze dal fatto che tutte le volte che si è presentato sul territorio è stato fischiato, e l’ultimo incontro in agenda è stato cancellato per evitare di comunicare all’elettorato una tragica sensazione di disfatta anticipata. Cos’ha Friedrich Merz di tanto sbagliato per gli abitanti dell’ex Germania Est? Uno dei motivi per cui Angela Merkel non lo tollerava è perché gli sembrava arrogante. Per un elettore che abbia attraversato gli scompensi della riunificazione “dalla parte sbagliata” – quella che ha perso storicamente, che ha subito un adeguamento monetario squilibrato, che ha visto intere generazioni tagliate fuori dalla vita produttiva – Friedrich Merz appare in effetti come il prodotto della stessa classe politica che è passata come una schiacciasassi su intere fette di umanità, considerando la macelleria sociale un effetto indesiderato ma inevitabile della cura “Wessi” (così vengono chiamati gli abitanti della Germania Ovest). Tanti anni di Merkel hanno dato l’illusione che il riconoscimento reciproco delle due Germanie fosse un dato acquisito, ma basta vedere Friedrich Merz intervenire in un dibattito all’Est per misurare la distanza e l’incomunicabilità, la sufficienza, l’ostilità. Merkel sapeva parlare a quella parte di paese, Merz no. Adesso potrebbe essere tardi per offrire risposte che non si possono improvvisare. “Ci si pensa domani” non può essere una risposta. E comunque domani è oggi.