Peggio di così solo se avesse guidato un’auto cinese. Friedrich Merz fissa i dati della Sassonia e non riesce a togliere gli occhi da quell’80% di prussiani (ex tedeschi dell’Est) andati alle urne per essere sicuri di farlo perdere. Lui, la Cdu democristiana che guarda a sinistra, la compagnuccia (pure di partito) Ursula von der Leyen e un’Europa che nonostante la realtà continua a danzare con il socialismo, il Green Deal e l’accoglienza diffusa.

Il cancelliere è mummificato dal voto e ripete: «Questo risultato scuote il nostro partito dalle fondamenta. Abbiamo perso in modo drammatico, è la sconfitta più devastante da decenni». Sembra un pugile suonato ma a chi gli chiede se pensa di dimettersi risponde: «Arrendersi non è un’opzione».

Il cancelliere lontano dalla gente: dal Cessna ai licenziamenti Volkswagen, la distanza con gli elettori

L’opzione sarebbe toccare con mano, passeggiare per le vie di Magdeburgo, intercettare la pancia dell’addetto Volskwagen al quale hanno appena detto che stanno per arrivare altri 100.000 licenziamenti. Ma che ne sa lui, avvocato d’affari milionario, che possiede e pilota due aerei privati e qualche tempo fa disse che «guadagnare un milione di euro all’anno non significa essere ricchi»? Allora completò l’operazione simpatia autodefinendosi di «ceto medio elevato», adesso ha nel programma il taglio delle pensioni (strategia tardo-montiana) per raddrizzare il welfare dissestato. Poi uno dice: te le vai a cercare.