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Quando nel 2018 Friedrich Merz si candidò per sostituire Angela Merkel alla presidenza del suo partito di centrodestra, l’Unione Cristiano-Democratica (CDU), promise che con lui i voti per l’estrema destra di Alternative für Deutschland (AfD) si sarebbero dimezzati. Non sta andando proprio così.
Alle elezioni parlamentari del 2017 AfD aveva preso il 12,7 per cento, diventando il terzo partito con più seggi in parlamento. La scorsa domenica AfD ha stravinto le elezioni nello stato federato della Sassonia-Anhalt, con quasi il 44 per cento dei voti, e per la prima volta potrebbe riuscire a governare uno stato. La CDU, che esprimeva il presidente uscente, ha preso poco più del 17 per cento. Merz è in carica dal 2025 ed è il cancelliere più impopolare della storia della Germania democratica. Lunedì, durante una conferenza stampa sui risultati elettorali, ha detto che dentro la CDU «siamo tutti profondamente scioccati» e che questa è la peggiore sconfitta elettorale che il suo partito abbia subìto da decenni. Ha aggiunto che questi risultati avranno delle «conseguenze», anche se non è chiaro quali, perché per lui dimettersi «non è un’opzione».
È un riferimento alle discussioni in corso da mesi all’interno della CDU, regolarmente riprese dai giornali tedeschi, su un possibile Kanzlerwechsel, cioè un “cambio del cancelliere”. In Germania sostituire un cancelliere, ossia il capo del governo, è più complicato che in altri paesi. Merz dovrebbe dimettersi, e il sostituto o la sostituta dovrebbero ottenere la maggioranza in un voto del parlamento. Non succede dal 1974, quando Helmut Schmidt prese il posto di Willy Brandt tra i Socialdemocratici nella Germania Ovest.













