“Fine di un calvario giudiziario”: con queste parole è stata salutata la sentenza di proscioglimento per estinzione del reato per prescrizione nei confronti del professore Fabrizio Volpe, ordinario di Diritto civile dell’Università di Bari ora sospeso.

Nel febbraio 2025 fu condannato a cinque anni per induzione indebita a dare o promettere utilità nei confronti di una studentessa. All’epoca erano già state dichiarate prescritte un’ipotesi di tentata violenza sessuale e una di tentata concussione, risalenti al 2011.

Secondo l’ipotesi accusatoria, Volpe avrebbe abusato del suo ruolo per tentare approcci sessuali con alcune studentesse. Una tesi che era stata giudicata credibile (seppure lievemente ridimensionata) dai giudici di primo grado ed è stata ulteriormente ridimensionata dalla Corte d’appello, che ha trasformato il reato contestato da induzione indebita a concussione.

Gli avvocati Angelo Loizzi ed Elio Addante hanno evidenziato come “la Corte ha dunque riconosciuto che mai il professor Volpe ha abusato del suo ruolo, mai ha costretto o indotto la studentessa a concedergli utilità in cambio del superamento di esami”. La Procura generale, tramite il sostituto Francesco Bretone, aveva chiesto la conferma della condanna di primo grado.