La Corte d’Appello di Bari ha dichiarato prescritta l'accusa nei confronti del professor Fabrizio Volpe, associato di Diritto civile dell’Università di Bari, condannato in primo grado a 5 anni per induzione indebita nei confronti di una studentessa cui avrebbe chiesto sesso e soldi in cambio del superamento di esami universitari. La decisione dei giudici di appello tiene conto della ulteriore riqualificazione dell’accusa, derubricata in corruzione, facendo quindi venir meno l'abuso di autorità riconosciuto in primo grado. Inizialmente la Procura di Bari aveva contestato l'ipotesi di concussione.

Nel 2025 il Tribunale di Bari aveva anche dichiarato l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, oltre a condannare Volpe al risarcimento dei danni nei confronti dell’Università con una provvisionale di 30mila euro (statuizione questa confermata in appello). Altre due ipotesi di tentata violenza sessuale erano state dichiarate prescritte. Dopo la sentenza di primo grado l'Università ha sottoposto il docente a procedimento disciplinare ed era stata disposta una sospensione cautelare dal servizio per 12 mesi: ora dovrà concludere il procedimento disciplinare e assumere le sue determinazioni.

“Con la sentenza della Corte d’Appello di Bari - è detto in un comunicato della difesa, avvocati Elio Addante e Angelo Loizzi - si chiude il calvario giudiziario del prof. Volpe, durato dodici anni. L’originaria ipotesi accusatoria di concussione, già derubricata con la sentenza di primo grado, è stata ulteriormente ridimensionata dalla Corte d’Appello di Bari. La Corte ha dunque riconosciuto che mai il prof. Volpe ha abusato del suo ruolo, mai ha costretto o indotto la studentessa a concedergli utilità in cambio del superamento di esami”.