«Una rosa lunedì e due rose a fine giugno», «Una rosa è abbastanza… quando eravamo nel tuo studio mi hai detto civile amministrativo e tributario». Il fiore, in questa conversazione tra il professor Fabrizio Volpe e una sua ex studentessa, non c’entrano nulla. Ma, con «rose», i due intendevano i soldi che la seconda avrebbe dovuto dare al primo per garantirsi il superamento di alcuni esami. E cioè, oltre a Diritto civile sostenuto proprio con Fabrizio Volpe, anche quelli di Diritto amministrativo («1 e 2», cioè prima e seconda parte) e tributario, per un totale di mille euro.

La conversazione tra docente e allieva emerge nelle motivazioni della sentenza con cui, a febbraio, Volpe è stato condannato a cinque anni di reclusione per induzione indebita, per fatti risalenti al 2014. Il Tribunale di Bari (presidente Ambrogio Marrone, a latere Alberto Mastropasqua e Angelica Passarella) ha riconosciuto Volpe responsabile anche di tentata violenza sessuale nei confronti della studentessa, un reato però prescritto. Unica parte civile è l’Università di Bari, nei cui confronti è stata prevista una provvisionale da 30mila euro (oltre al risarcimento da definirsi) per i «gravi danni all’immagine» subiti dalla vicenda.