Un Lecce irriconoscibile, troppo brutto per essere vero. La sconfitta di Cagliari rappresenta un pesante campanello d’allarme per la squadra giallorossa, al secondo ko consecutivo in campionato dopo quello casalingo contro la Roma. Ma se contro la compagine capitolina potevano esserci delle attenuanti, la sconfitta in terra sarda restituisce, invece, una realtà piuttosto preoccupante. In quello che sulla carta si presentava come uno scontro diretto, il Lecce ha fatto la figura dello sparring partner e di buono c’è, paradossalmente, soltanto il risultato. Per quello visto sul campo, infatti, l’1-0 sta anche stretto a un Cagliari che ha surclassato i salentini sotto molteplici aspetti.

Così come contro la Roma, anche contro i rossoblu ci sono stati pericolosi svarioni ed errori piuttosto marchiani. Emblematico è il gol incassato, arrivato con un colpo di testa di Maldini lasciato indisturbato, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, proprio al centro dell’area di rigore. Si è visto un Lecce distratto, praticamente mai in partita, con i reparti scollati lungo il campo, che ha finito per concedere spazi e occasioni a profusione all’avversario. La difesa va sicuramente registrata e di questo è ben consapevole il tecnico Eusebio Di Francesco. Serve maggiore concentrazione da parte dei singoli, a partire dagli elementi della retroguardia, apparsi praticamente irriconoscibili rispetto ai loro standard. Ma serve anche ritrovare i giusti meccanismi di una fase difensiva apparsa evidentemente deficitaria. Le cose non sono andate meglio in avanti, al contrario. Tolti un paio di spunti nel primo tempo, gli unici brividi creati alla porta del Cagliari, con un Caprile quasi mai seriamente impegnato, sono arrivati nei minuti finali di gara, frutto di una reazione di nervi che non ha portato i risultati sperati.