ANSAcom - In collaborazione con

A2A

Con la conclusione del Pnrr l'Italia si trova davanti a una nuova sfida: garantire continuità alla crescita. Il settore Energy & Utility può rappresentare una delle principali leve industriali per raggiungere l'obiettivo. È quanto emerge dal Position Paper 'Investire per competere. Il contributo delle Utility a sviluppo e occupazione del Paese', realizzato da Teha Group in collaborazione con A2A e presentato oggi nell'ambito del Forum di Cernobbio. Secondo lo studio, le aziende del comparto potrebbero attivare investimenti privati per 315 miliardi di euro entro il 2035 e 825 miliardi entro il 2050 - circa 33 miliardi l'anno, pari al 9% della media degli investimenti nazionali dell'ultimo decennio - senza gravare sul debito pubblico. Le risorse riguarderebbero nove ambiti strategici: generazione elettrica da rinnovabili e nucleare, flessibilità del sistema elettrico, infrastrutture elettriche e gas, data center, teleriscaldamento, ciclo idrico integrato, trattamento dei rifiuti e biometano. Ogni euro investito genererebbe ricadute economiche complessive - dirette, indirette e indotte - superiori a quattro volte il valore iniziale, per un totale che secondo le stime supera i 3.000 miliardi di euro. Il Valore Aggiunto prodotto contribuirebbe per circa il 10% alla crescita media annua del Pil fino al 2050, abilitando fino a 300mila nuovi posti di lavoro diretti. "La sfida non è tornare a crescere, ma scegliere come farlo", ha detto il presidente di A2A, Roberto Tasca, sottolineando come il settore Energy & Utility sia il punto in cui "la just transition incontra la politica industriale". L'amministratore delegato Renato Mazzoncini ha parlato di risorse "destinate a priorità strategiche per l'Italia: sicurezza energetica, decarbonizzazione, infrastrutture, economia circolare", aggiungendo che la sfida "non è solo quanto investire, ma come trasformare questa capacità in sviluppo industriale".