Finito il Pnrr, per l’Italia si apre la partita più difficile: come dare continuità agli investimenti senza affidarsi ancora alla leva del debito pubblico. Una risposta potrebbe arrivare dalle utility. Il settore Energy & Utility avrebbe infatti la capacità di attivare 315 miliardi di euro di investimenti privati entro il 2035 e 825 miliardi entro il 2050, circa 33 miliardi l’anno.
È la stima contenuta nel position paper Investire per competere. Il contributo delle Utility a sviluppo e occupazione del Paese, realizzato da Teha Group in collaborazione con A2A e presentato al Forum di Cernobbio. Gli investimenti riguarderebbero nove aree strategiche: rinnovabili e nucleare, flessibilità del sistema elettrico, reti elettriche e del gas, data center, teleriscaldamento, ciclo idrico, trattamento dei rifiuti e biometano.
La dimensione interessante non è soltanto quella finanziaria. Secondo lo studio, gli 825 miliardi potrebbero produrre oltre 3.000 miliardi di euro di ricadute economiche dirette, indirette e indotte, con un moltiplicatore superiore a quattro volte l’investimento iniziale. L'effetto potrebbe tradursi in un contributo pari a circa il 10% del tasso medio annuo di crescita reale del Pil italiano tra il 2026 e il 2050 e nell'attivazione di fino a 300mila nuovi posti di lavoro diretti.












