«A coloro che ancora ignorano o negano che la Russia stia conducendo una guerra ibrida nei territori degli alleati: Lipsia non è un caso isolato e distogliere lo sguardo non fa altro che premiare l’aggressore». L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare Nato, ha commentato con queste parole le crescenti tensioni tra Mosca e l’Unione europea, e soprattutto la Germania. Ma cos’è la guerra ibrida e quali sono le linee rosse che la differenziano da un conflitto tradizionale?Domande di approfondimento generate da 24Ore AIUna strategia non convenzionaleL’attacco con droni esplosivi che ha colpito l’aeroporto di Lipsia il 4 agosto scorso ha riportato al centro del dibattito pubblico il termine “guerra ibrida”, con cui si indica una particolare strategia che mira a destabilizzare il nemico mantenendo sempre le tensioni al di sotto della soglia del conflitto armato, evitando così il rischio di una risposta militare diretta.La guerra ibrida, come ha spiegato all’Adnkronos Alessandro Marrone, esperto dell’Istituto affari internazionali, non è un sistema nuovo, ma sta diventando sempre più aggressivo, combinando strumenti militari convenzionali con azioni come cyberattacchi, disinformazione, guerra cognitiva, sabotaggi, uso di droni e attività marittime ’’ombra’’.Gli obiettiviGli obiettivi sono molteplici. Innanzitutto, attacchi di questa natura servono per testare l’affidabilità delle difese degli avversari e metterne in luce punti deboli e vulnerabilità. Un’offensiva come quella di Lipsia, poi, svela i tempi di risposta degli apparati di sicurezza di un paese.Non solo. La guerra ibrida può intimidire istituzioni e cittadini, contribuendo a instaurare nel paese un clima di costante allarme che alla lunga potrebbe erodere la fiducia e la coesione politica di una comunità.