di
Letizia Rittatore Vonwiller
Intervista a Licia Tumminello, autrice di «La lunga estate dei gelsomini», sulla storia delle battaglie sindacali delle donne che passavano tutta la notte a raccogliere i delicati fiori in cambio di poche lire
«Mi sono chiesta come mai una vicenda così importante fosse quasi sconosciuta. Forse perché le storie delle donne troppo spesso non sono entrate nella Storia con la S maiuscola. La cosa incredibile è che, pur essendo siciliana, non la conoscevo. Ho sentito il bisogno di riportarla alla luce». Licia Tumminello racconta. È da questo desiderio che è nato «La lunga estate dei gelsomini» (Editrice Nord, pag. 416, euro 20), il romanzo di Tumminello ispirato a una pagina del secondo dopoguerra siciliano: la lotta delle gelsominaie della piana di Milazzo, donne e bambine che lavoravano di notte, chine sui fiori, per un salario misero e senza tutele. Nel 1945, in una Sicilia ancora ferita dalla guerra, anche loro cominciarono a chiedere diritti e rispetto. Palermitana di nascita e cremasca d’adozione, dopo una lunga esperienza nel settore bancario, tre figli, Tumminello ha scelto di dedicarsi alla scrittura. Al centro della trama c’è Grazia, 23 anni, caposquadra e raccoglitrice di gelsomini dall’età di 11. Cresciuta in un mondo che le ha insegnato a tacere e a rinunciare ai propri desideri, anche quello di studiare, dovrà trovare il coraggio di far sentire la sua voce. Una vicenda di riscatto individuale e solidarietà, in cui la fatica quotidiana si trasforma in consapevolezza e la ribellione in una battaglia condivisa. Quei piccoli fiori bianchi, destinati ai profumi più preziosi, diventeranno il simbolo di una lotta per la dignità femminile.







