Il risultato choc delle elezioni in Sassonia-Anhalt drammatizza la centralità delle questioni legate all’immigrazione nell’agenda politica dell’Europa contemporanea. Alla vittoria dell’Afd va aggiunta la popolarità raggiunta nei sondaggi da Nigel Farrage nel Regno Unito e da Marine Le Pen in Francia, malgrado i guai giudiziari di entrambi. In Spagna avanza Vox e, in alleanza con un Partito Popolare radicalizzato, si prepara a detronizzare Pedro Sanchez. Nell’avanzata delle formazioni della destra radicale si può leggere in controluce l’erompere di un sentimento di rifiuto dell’ordine esistente, delle istituzioni consolidate e delle élite politico-economiche, che trova il suo punto di coagulo nella chiusura verso tutto ciò che richiama l’immigrazione e la diversità culturale.A conferma della dimensione emozionale e simbolica di questo spostamento elettorale, il voto che potremmo definire anti-immigrati si afferma particolarmente in territori in cui l’insediamento di rifugiati e di popolazioni di origine immigrata è modesto. Ansia per il futuro e domanda di protezione sociale, provenienti soprattutto da aree fragili e classi impoverite, si traducono in ostilità verso chi è ancora più debole: i penultimi, in Francia direbbero i “piccoli bianchi”, ascoltano le sirene di chi li mobilita contro gli ultimi.Di fronte a questa inquietante marea, le forze politiche tradizionali appaiono smarrite e incapaci di elaborare proposte alternative convincenti. La risposta più semplice e immediata è l’inseguimento di quello che appare lo spirito del tempo: tentare di disinnescare la bomba dell’estrema destra adottandone le soluzioni auspicate, e più fondamentalmente la visione dell’immigrazione – ridotta esclusivamente all’arrivo di persone in cerca di asilo – come minaccia per il benessere europeo. Lo si è visto con il Nuovo Patto su immigrazione e asilo del 2024, e poi con le successive votazioni del Parlamento Ue. Mentre in Germania traballa il “muro di fuoco” che ha fin qui impedito ai partiti fedeli alla Costituzione di allearsi con l’Afd, al Parlamento europeo il Ppe e le formazioni di destra si sono saldati in più occasioni nel voto anti-immigrati. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Afd e i suoi sodali possono vantarsi di aver convertito il centro moderato alle loro posizioni. Gli elettori mostrano di preferire la versione originale, e a suo modo coerente, ai tentativi di imitazione. Gli ideologi della destra, forti dei risultati ottenuti, avanzano proposte sempre più dirompenti, oggi all’insegna del vago ma evocativo slogan della remigrazione. Qua e là, vedendo che le campagne xenofobe hanno successo, spuntano nuovi protagonisti e nuove formazioni ancora più radicali, come nel caso italiano.Le formazioni di centro-sinistra a loro volta sbandano. Al Parlamento europeo hanno votato in ordine sparso sul Patto su immigrazione e asilo e sui provvedimenti attuativi. In Danimarca hanno sposato una linea convergente con quella del governo Meloni. In più occasioni stanno mostrando una subalternità culturale nei confronti della destra. Si pensi alla polemica tra Spagna e Italia sul numero d’ingressi “illegali” nei rispettivi Paesi. Che sostenga tale posizione un governo sovranista come quello italiano è nell’ordine delle cose. Ma nel caso di un governo con orientamento liberal come quello di Madrid significa legittimare l’idea che gli ingressi di persone in cerca di asilo dal Sud del mondo, che arrivano come possono, siano un fatto pernicioso, da contrastare. Il diritto di asilo vacilla.Inseguire l’estrema destra sul suo terreno, dando spazio a nostalgie nazionaliste e chiusure irrealistiche – basterebbe sentire i datori di lavoro – prepara il terreno a nuove sconfitte e a un affossamento della costruzione europea. Gli applausi di Putin e Trump all’Afd lo certificano. Serve, finché siamo in tempo, una risposta alle ansie delle periferie europee sul piano del rafforzamento della protezione sociale e del rilancio del progetto europeo. Quanto all’immigrazione, occorre trovare una convergenza insieme ideale e pragmatica sulla traduzione politica di due principi. Anzitutto, l’immigrazione per lavoro, opportunamente regolata, è una risorsa imprescindibile per l’economia e la società europea, famiglie comprese. In parallelo, i diritti umani – asilo, ricongiungimenti familiari, rifiuto di razzismi e discriminazioni – rimangano un tratto essenziale della civiltà europea e un faro per un mondo che sembra allontanarsene.