Marc Veyrat ha 76 anni ed è uno dei cuochi più influenti e controversi della gastronomia francese. Savoiardo, celebre per il cappello nero e per una cucina costruita su erbe spontanee, vegetali e prodotti alpini, ha conquistato più volte le tre stelle Michelin e contribuito a portare la cucina di montagna nell’alta ristorazione, e oggi sta pensando di vendere. Non ha ancora firmato, potrebbe essere ancora a Megève il prossimo inverno e magari quello successivo, ma secondo Franck Pinay-Rabaroust l’operazione è ormai «dans les tuyaux». È tempo di bilanci, ammette lo stesso Veyrat.

Il suo è particolarmente complicato: Veyrat ha formato generazioni di professionisti e costruito una figura pubblica immediatamente riconoscibile. Ha avuto un rapporto privilegiato con Gault & Millau e uno assai più conflittuale con Michelin. Il sistema delle guide lo ha premiato e lui, soprattutto negli ultimi anni, lo ha combattuto.

A Parigi sta succedendo qualcosa di diverso: Bruno Verjus ha annunciato in una lunga intervista concessa a Prescription Magazine che il suo ristorante Table chiuderà il 22 dicembre 2026, dopo quattordici anni. Due stelle Michelin, terzo posto nella World’s 50 Best Restaurants nel 2024, una reputazione internazionale costruita proprio dentro quel circuito dell’alta gastronomia che oggi Verjus liquida con una frase destinata a circolare parecchio: «Fine dining is dead».