Un ruolo molto importante, perché uno dei problemi principali della difesa della costa è reperire quantità sufficienti di sedimenti idonei. Il Masterplan stima un fabbisogno complessivo di circa 2,8 milioni di metri cubi e quindi non possiamo pensare di affrontare il problema esclusivamente ricorrendo a materiale proveniente da nuove cave.
La strategia è considerare il sedimento una risorsa e rimettere in circolo, laddove sia tecnicamente e ambientalmente possibile, materiale già presente nel sistema: gli accumuli sedimentari lungo costa, i sedimenti provenienti dai corsi d’acqua e dai tratti sovralluvionati, e più in generale materiali oggi disponibili in altri ambiti. Le Linee guida richiamano anche i sedimenti provenienti dagli ambiti portuali e il bypass dei sedimenti.
Per questo la Regione sta lavorando anche con ISPRA, ARPAT e LaMMA sull’aggiornamento dei valori chimici locali, sul miglioramento delle conoscenze, e sulla valutazione degli accumuli lungo costa e delle sabbie relitte, anche alla luce delle nuove disposizioni normative recentemente approvate.
L’economia circolare, quindi, non è un elemento accessorio del Masterplan: può diventare uno degli strumenti con cui trasformare un materiale che in alcuni contesti rappresenta un problema gestionale in una risorsa per la difesa della costa.









