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La politica è una incessante competizione tra classi dirigenti. Vilfredo Pareto, addirittura, definiva la storia stessa «un cimitero di élite». E siccome nessuno, al camposanto, ancorché in senso figurato, ci finisce volentieri, è ovvio che il gruppo che sente minacciata la propria posizione tenti di difenderla con le unghie e i denti.
Perché le elezioni continuano a premiare i sovranisti
È quello che hanno provato a fare le élite europee – quelle di Bruxelles e l’establishment degli Stati nazionali – di fronte alla sfida dei sovranisti. Ed è una delle ragioni per cui, nonostante quelle che Antonio Tajani chiamerebbe «contromisure», costoro continuano a mietere successi alle urne: la gente vuole facce nuove. Un ricambio di élite.
Certo, non tutti i leader populisti sono in sé «nuovi»: Donald Trump non veniva dal nulla; Nigel Farage è un politico consumato. È «nuova», però, la prospettiva di vederli al governo.









