Questo agosto avevo cercato di sfuggire al caldo rifugiandomi in un paesino di montagna. Non mi è andata benissimo anche se ero a 850 metri di altezza; il caldo è arrivato anche lì. Certo, non così male come in città, ma che senso aveva andare in vacanza per poi starsene chiusi in casa o in una stanza d’albergo? (e molti alloggi non avevano l’aria condizionata). Mi hanno detto che non pochi turisti hanno cancellato le loro prenotazioni o sono andati via in anticipo. Male per chi di turismo ci vive.

A settembre, è arrivata la sesta ondata di calore del 2026 e ci stiamo abituando all’aggettivo “senza precedenti”. Immaginatevi cosa sarà la prossima estate. Poi, il riscaldamento globale è soggetto a quello che ho chiamato “Effetto Seneca.” Ovvero, quando le cose cominciano ad andar male, vanno male sempre più rapidamente. Come ce la caveremo fra 10 anni?

Paradossalmente, tuttavia, la reazione comune è di prendersela con chi ha lanciato l’allarme. Negli Stati Uniti si licenziano gli scienziati del clima, si tagliano i finanziamenti alla ricerca, si chiudono i siti scientifici, e il presidente dichiara ufficialmente che il cambiamento climatico è un imbroglio. Da noi non siamo arrivati ancora a quel livello, ma i media danno spazio a chi nega che il problema esista, per non parlare di chi sostiene che non sta succedendo niente di grave. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha dichiarato che ci abitueremo: sarà come essere ai Caraibi.