Cosa non si fa per trovare un minimo di refrigerio nell’estate più bollente da vent’anni a questa parte. Località montane prese d’assalto, quella che un tempo era la vacanza solo delle persone con problemi respiratori e più in generale di salute, è diventata una via di fuga per cancellare l’incubo di settimane intere a 35 gradi e passa, delle notti tropicali, dell’asfalto che diventa morbido come Pongo sotto i piedi. La temperatura anomala del mare, con un’acqua più adatta a un bagno tiepido in vasca che alle nuotate, è la cartina al tornasole di una stagione eccezionale, che ha portato molte famiglie e anche tanti giovani a colonizzare le località montane o di alta collina, dove quantomeno la notte è stato possibile dormire senza ricorrere al sempre più indispensabile condizionatore d’aria. Il golfino allacciato al collo da tenere alle spalle è diventata un’immagine d’antan, come quelle ritrovate nel baule dei ricordi.
Scorrendo i dati dell’osservatorio sulla montagna estiva di Jfc, si stimano circa 7,8 milioni di arrivi, +14,4% rispetto all’estate precedente, che pure era stata giudicata ottima per presenze di villeggianti. Presenze che quest’anno porteranno a superare i 79 milioni di pernottamenti nelle aree montane e appenniniche della penisola (+5,8%). Il fatturato complessivo per il comparto turistico della montagna dovrebbe arrivare a 6,6 miliardi di euro, +8,2% rispetto al 2025. Complice un aumento dei costi, che pure restano concorrenziali rispetto alle località costiere.







