Nelle dichiarazioni ai magistrati il faccendiere ripete che, secondo lui, Ranucci era in pericolo. Da qui l'idea dell'attentato
Nel memoriale di 72 pagine consegnato al tribunale del Riesame e alla base della richiesta di uscire dal carcere e andare ai domiciliari, Valter Lavitola insiste nel dire che la ragione principale per cui avrebbe organizzato l’attentato nei confronti di Sigfrido Ranucci, ex conduttore di Report, era la reale preoccupazione per la sua incolumità e per una protezione a suo dire non adeguata.
In più occasioni, ripercorre il documento che Open ha potuto consultare, Lavitola ripete questa idea e l’ha ripetuta anche nel verbale di interrogatorio successivo al suo arresto. In particolare, Lavitola si dice certo che l’ex conduttore di Report possa essere colpito dai servizi segreti israeliani.
La “pista” israeliana
Un estratto del suo verbale è particolarmente chiaro sulla sua teoria e sul pericolo che, a detta di Lavitola, sarebbe stato scongiurato solo grazie al fatto che il suo attentato avrebbe colpito prima di quello che veniva organizzato in parallelo: «Il 7 settembre sono andato a casa della moglie di Ranucci, a Pomezia, per incontrarlo. Sapevo che questo attentato sarebbe stato realizzato dai cosiddetti odiatori e glielo l’ho detto. Ranucci non mi ha dato retta per superficialità».











