Roma, 7 settembre 2026 – "Con Ranucci c'era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me". Sono alcune delle parole pronunciate, nel corso di dichiarazioni spontanee, da Valter Lavitola davanti ai giudici del tribunale del Riesame di Roma durante l’udienza sull’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, ormai ex conduttore di Report. Lo hanno riferito i legali stessi di Lavitola, gli avvocati Sergio e Arturo Cola.
L’udienza è iniziata alle 10 di questa mattina e si è conclusa dopo 3 ore. Il Riesame si è riservato di decidere in merito alla richiesta di domiciliari che i legali hanno individuato in un casa in Basilicata nella disponibilità dell'indagato. Valter Lavitola in procura a Roma
Lavitola: “Volevo proteggere Ranucci da un attentato”
"Ho fatto tutto questo per proteggere Ranucci da un attentato di cui avevo notizie. C'era la necessità di proteggerlo tanto che per due mesi dopo i fatti di ottobre ho chiamato Ranucci per chiedere che la scorta gli fosse rafforzata", ha aggiunto Lavitola, sempre sulla base di quanto riportato dai suoi difensori.
Secondo quanto riferiscono i legali "è insussistente il movente politico che la Procura di Roma ipotizza. In base a quanto ribadito anche oggi da Lavitola, Ranucci non ha mai inteso candidarsi ed entrare in politica. Anzi Ranucci si è spesso lamentato che Lavitola proponesse l'argomento".











