È una delle vendemmie più difficili dell’ultimo mezzo secolo. Non solo o non tanto per il clima, quanto per la situazione di mercato del nostro vino che resta una delle eccellenze dell’agricoltura, dell’economia, della cultura italiana. Più o meno 800.000 ettari di filari da cui l’Italia ricava oltre 14 miliardi di euro. Solo Riccardo Cotarella, presidente mondiale degli enologi, l’uomo che ha «firmato» centinaia di etichette di assoluto prestigio può aiutarci a capire.

Per questa vendemmia che prospettive di raccolto ci sono?

«È difficile fare previsioni prima che le uve siano in cantina: la situazione cambia molto da territorio a territorio. Dove il clima è stato più aggressivo, soprattutto per le alte temperature, la vite ha certamente sofferto. Tuttavia, le condizioni sanitarie delle uve sono generalmente molto buone e ci sono le premesse per una vendemmia di qualità molto alta, con punte di eccellenza. Nelle tante cantine che seguo personalmente, sparse in tutt’Italia, sulle varietà precoci già raccolte abbiamo riscontrato anche un consistente calo delle quantità. E in questo momento può essere persino un fatto positivo. Una minore produzione, se accompagnata da una grande qualità, può contribuire a riequilibrare il mercato e a ridare slancio al vino in una fase certamente non facile».