di Alessandra Dal Monte
L'accorato appello dell'enologo e consulente per evitare l'eccessivo ricarico sulle bottiglie
Era cominciata come una chiacchierata sulla corretta temperatura di servizio dei vini rossi d'estate - «Toglierei estate: i rossi vanno serviti tutto l'anno a una temperatura che non è quella ambiente, a meno che l'ambiente non sia a 14-15 gradi», ironizza lui - ma alla fine la telefonata con Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, è diventata più che altro un accorato appello al mondo del vino. «Non è possibile che sul prezzo finale della bottiglia solo il 10-20 per cento sia rappresentato dal costo effettivo per il produttore. Tutto il resto sono rincari/ricarichi: è come se una bottiglia che esce dalla cantina a 30 euro venisse venduta a 300, 400 euro. Come possiamo pensare di rilanciare i consumi di vino con dei prezzi così?». L'enologo e consulente più famoso d'Italia non ha dubbi: «Dobbiamo fare in modo che il vino torni a essere un prodotto del popolo. Basta linguaggio sofisticato e baroccato, basta prezzi folli. Le cifre alte sono giustificate solo nel caso di alcuni vini bandiera, che hanno una lunga storia e un significato particolare per quel territorio e quel Paese. Ma in tutti gli altri casi va ridotto il gap tra costo per il produttore e costo per il consumatore».










