Stamattina leggo l’ennesimo intervento sulla difficoltà di questa vendemmia. Questa volta firmato da una scrittrice abruzzese che non si occupa di vino e che, a mia memoria, è astemia. E allora qualche domanda me la faccio.

La siccità c’è. Il caldo anche. Le piante soffrono e continuano a portarne i segni. Negarlo sarebbe stupido. Ma tra raccontare una situazione difficile e alimentare continuamente un clima di allarme credo ci sia uno spazio importante: quello della misura e della responsabilità delle parole.

La mia famiglia coltiva uva da generazioni e, nonostante questo, continuo a pensare di non avere basi scientifiche sufficienti per trarre conclusioni su fenomeni così complessi. Mi sorprende la facilità con cui, da più parti, si formulano diagnosi e sentenze. Soprattutto mi chiedo a che cosa serva.

Il mondo del vino arriva a questa vendemmia già molto fragile. E forse è proprio questo che rischiamo di perdere di vista. Dietro una vendemmia difficile non ci sono solo numeri, previsioni e analisi. Ci sono agricoltori che lavorano tutto l’anno e che in questi mesi cercano di fare il meglio possibile con quello che hanno. Persone che non hanno bisogno che gli si dica quanto è difficile. Lo sanno già. Lo vedono nelle piante, nei campi, nel lavoro che aumenta e nelle difficoltà che ogni giorno devono affrontare.