La promessa di restituire lo scettro agli elettori rischia di trasformarsi in un raffinato gioco di prestigio politico. Da un lato si sbandiera il ritorno delle preferenze per i cittadini, dall’altro si blindano le segreterie dei partiti e si trasforma la Calabria in un immenso e dispersivo bacino elettorale. È questo il cortocircuito della nuova bozza di legge elettorale spinta dall’emendamento della maggioranza di governo. Un meccanismo che, “sotto la seducente patina della democrazia diretta, nasconde insidie ben più profonde”, secondo l’ex consigliere regionale Giuseppe Giudiceandrea, avvocato civilista, tesoriere nazionale di avvocato di Strada odv.
Il finto potere di scelta: le regole del gioco
La riforma, che ha incassato il via libera in commissione Affari costituzionali al Senato, manda in soffitta l’attuale Rosatellum per abbracciare un sistema proporzionale corretto da un premio di governabilità (scatta al 42%). Sulla scheda elettorale ci saranno liste brevi composte da sette nomi, rigorosamente con alternanza di genere. Ma è qui che si consuma il primo, “decisivo trucco”: il capolista resta bloccato e inamovibile, scelto senza appello dai vertici del partito. Soltanto per gli altri sei candidati in lista l’elettore avrà a disposizione fino a tre preferenze. E qualora ne esprimesse più di una, dovrà obbligatoriamente alternare uomini e donne, pena il crudele annullamento della seconda e terza scelta.









