Il confronto sulla legge elettorale si intreccia con un quadro politico profondamente mutato dall’ascesa di Vannacci e delle forze anti-sistema. Quagliariello analizza i rischi per la governabilità, il dilemma del centrodestra tra vittoria e identità e il peso decisivo che il nodo delle preferenze potrebbe avere sugli equilibri della legislatura, fino all’ipotesi di un ritorno anticipato alle urne
La legge elettorale arriva al passaggio decisivo al Senato in un momento in cui il quadro politico italiano è cambiato rispetto a quando il nuovo sistema è stato concepito. L’Aula ha iniziato l’esame del ddl che supera i collegi uninominali e introduce un impianto prevalentemente proporzionale con premio di governabilità; il nodo delle preferenze, destinato a essere modificato rispetto al testo arrivato dalla Camera, resta uno dei punti più delicati. Ma sullo sfondo c’è soprattutto l’effetto Vannacci. Futuro Nazionale è ormai stabilmente sopra il 7% nei sondaggi, mentre il successo dell’AfD in Sassonia-Anhalt ha rafforzato la percezione di una nuova fase per le destre radicali europee. È dentro questo scenario che Gaetano Quagliariello, professore alla Luiss, presidente della Fondazione Magna Carta e già ministro e parlamentare di lungo corso, legge la partita della legge elettorale. Il punto, per Quagliariello, non è soltanto quale meccanismo produrrà la maggioranza: è capire se le regole rischiano di costringere i partiti a scegliere tra la vittoria e la propria identità.







