La nuova legge elettorale ridisegnerà il modo in cui si scelgono deputati e senatori e, soprattutto, cambierà gli equilibri all’interno delle liste. In Calabria l’effetto domino potrà essere particolarmente pesante: pochi seggi, un collegio che coincide con l’intera regione e una quota di candidati ancora nelle mani dei partiti. La partita, insomma, non si giocherà soltanto tra gli schieramenti, ma anche in ciascuno di essi.Ma cosa sta succedendo? L’emendamento approvato dalla commissione Affari costituzionali del Senato il 3 settembre — firmato dai capigruppo della maggioranza Marco Lisei (Fratelli d’Italia), Daisy Pirovano (Lega), Roberto Rosso (Forza Italia), Mariastella Gelmini (Noi Moderati) e Antonio De Poli (Udc) — reintroduce nella riforma elettorale le preferenze.Il meccanismo è quello già visto alla Camera, con qualche modifica. Scheda unica con il contrassegno di lista, i nomi dei candidati del collegio plurinominale e il listino circoscrizionale per l’eventuale premio. Liste da sette nomi, capolista compreso, con ordine alternato di genere a pena di inammissibilità. Il capolista resta bloccato, scelto dal partito; sugli altri sei l’elettore potrà esprimere fino a tre preferenze, tracciando un segno nel quadrato accanto al nome. Se ne esprime più di una, le preferenze dovranno riguardare candidati di sesso diverso: in caso contrario la seconda e la terza vengono annullate.Il presidente della commissione, Andrea De Priamo (FdI), nel commentare l’esito del voto espresso dalla Commissioni Affari costituzionali del Senato ha parlato di “un passaggio storico” e dichiarato preclusi 67 emendamenti delle opposizioni sulle preferenze, compresi tre presentati unitariamente dal campo largo. Andrea Giorgis (Pd) ha accusato la maggioranza di truccare le carte. Alessandra Maiorino (M5S) ha definito la proposta “un pastrocchio che non dà alcun vero potere di scelta” ai cittadini e ricordato che lo stesso impianto era stato bocciato dai banchi del centrodestra a voto segreto.