È un piccolo ed enorme segnale per l’Europa. E per tutti noi. Di piccolo c’è solo la dimensione del Land e del suo elettorato (neanche due milioni di persone). Di enorme, invece, c’è la portata della vittoria di una formazione neofascista in Germania. È la continuazione di una sequenza politica ed elettorale che da qui (anzi da tempo) al 2027, con le elezioni in Svezia, Lettonia, Polonia, Grecia, Francia, Spagna e Italia, cambierà radicalmente il volto del nostro continente. Siamo di fronte a un vero e proprio piano eversivo di destabilizzazione democratica a regia estera. Non si tratta di dinamiche locali spontanee, ma di un attacco orchestrato: il caso di Ceuta rappresenta un chiaro banco di prova, un laboratorio con effetti operativi mirati a condizionare le elezioni spagnole e, a caduta, l'equilibrio europeo. Di questo piano dobbiamo occuparcene. Giorgia Meloni ne è (o sarà), anche se fa finta di avere il timone, una vittima: subisce questa strategia e prova ingenuamente a surfarci sopra, convinta di poterne trarre un vantaggio politico, ma finisce solo per fare il gioco di forze più grandi di lei. Ne sarà travolta.

È indispensabile mettere un punto fermo sulla necessità di una risposta coordinata alle ingerenze sovraniste: ci vuole una regia comune per contrastare questa minaccia. Evitando innanzitutto il negazionismo ('tranquilli, niente di grave ' 'o addirittura il masochistico 'ci fa bene '). In Italia, invece, mi pare che si continui a parlare di primarie (con le sole eccezioni di AVS e Rifondazione Comunista e dintorni) e di figure salvifiche al comando. Così si continua ad alimentare l'idea del primato degli interessi della politica sulla questione sociale. Ma la cosa più straordinaria di gran parte delle reazioni al disastro tedesco è l'ordinarietà delle soluzioni proposte. Si discute come se non fossimo a un passo dallo stravolgimento, a brevissimo termine, del mondo democratico per come lo abbiamo conosciuto, con tutti i suoi difetti e le sei ventennali logorazioni. Le forze democratiche e sociali devono convocare con urgenza un incontro largo e operativo sul "che fare" ora. Serve un vero e proprio "gabinetto di guerra" per un mondo di pace, democrazia e giustizia sociale. Dobbiamo aprire un confronto immediato tra partiti, forze sociali, movimenti e sindacati, mettendo in agenda i pilastri fondamentali del resistere e avanzare: Istituire un coordinamento permanente per analizzare, denunciare e neutralizzare le ingerenze straniere e la destabilizzazione sovranista nel nostro Paese.