Giorgia Meloni dovrà essere abile ad evitare la sindrome della bolla e non diventare l’unico bersaglio di ogni fallimento economico, problema sociale o crisi internazionale. Se la classe dirigente selezionata dall’alto si rivela inadeguata e distante dai bisogni dei cittadini, il meccanismo maggioritario accelera la caduta del leader esattamente con la stessa velocità con cui ne decreta l’ascesa. L’analisi di Domenico Fracchiolla, docente di Storia delle Relazioni Internazionali all’Universitas Mercatorum

L’obiettivo di un governo stabile ed efficace ben si concilia con il combinato disposto della riforma elettorale dello Stabilicum in discussione in Parlamento e della riforma costituzionale del Premierato. Riformare la Costituzione senza una legge elettorale “maggioritaria” creerebbe un corto circuito istituzionale, lasciando un Premier eletto dal popolo ostaggio di un Parlamento frammentato.

Non sappiamo se Giorgia Meloni si sia ispirata a Walter Bagehot, che in The English Constitution (1867) considerava la funzione elettiva di eleggere un buon governo, come la più importante tra quelle del Parlamento di un sistema democratico. L’illustre studioso valutava la funzione legislativa la meno significativa, dopo quella espressiva (dar voce ai sentimenti della nazione), pedagogica (educare il buon cittadino) e informativa.