di Carlo Sorgi*
A settembre torneremo nel vivo della discussione sulla riforma della legge elettorale. L’ultima puntata di questa già lunga storia ad oggi è stata la sbandata della maggioranza alla Camera con la mancata approvazione della proposta governativa del voto di preferenza che, a quanto dice la presidente Meloni, sarà ripresentata al Senato. Il termine per gli emendamenti è fissato al 1° settembre, a metà settembre dovrebbe concludere l’iter al Senato per passare poi di nuovo alla Camera. Le previsioni parlano del testo definitivo entro novembre, forse anche prima.
Si attende per la fine di ottobre anche la decisione della Corte di Cassazione sulla vigente legge elettorale n. 165 del 2017, comunemente nota come “Rosatellum” che potrebbe portare ad una rimessione alla Corte Costituzionale di questo testo.
Considerando che in caso di approvazione la nuova legge elettorale sarebbe sottoposta al vaglio della Corte Costituzionale – è già stato costituito un Comitato che forte di 150 avvocati da ogni parte d’Italia prepara i ricorsi – ci troveremmo in una situazione di grande tensione istituzionale, peraltro potendo contare sulla ponderazione e l’equilibrio del Presidente della Repubblica. Su possibili interventi di Mattarella in caso di promulgazione del testo con la previsione del premier rimando all’interessante articolo del professor Antonio D’Andrea apparso il 26 agosto sul Fatto Quotidiano.






