Mentre Washington prova a riaprire la strada del negoziato tra Mosca e Kyiv, nuove rivelazioni mostrano il ruolo delle filiere cinesi nello sviluppo dei droni Geran russi. Due forme diverse di influenza sulla guerra, con il sostegno industriale di Pechino che può incidere anche sul calcolo negoziale del Cremlino

L’ultimo tentativo americano di portare verso una conclusione la guerra in Ucraina e le nuove rivelazioni sul contributo cinese all’industria russa dei droni offrono due immagini molto diverse del modo in cui le due maggiori potenze mondiali stanno intervenendo sullo stesso conflitto.

Nel fine settimana gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner sono andati prima a Mosca e poi a Kyiv, nel tentativo di riattivare un negoziato che da mesi procede tra difficoltà e battute d’arresto. Hanno trascorso più di tre ore con Vladimir Putin prima di incontrare Volodymyr Zelensky nella capitale ucraina, portando proposte da una parte all’altra e discutendo la possibilità di rilanciare i colloqui.

Non c’è stata alcuna svolta, almeno per ora. Le posizioni di Mosca e Kyiv rimangono distanti, soprattutto sui territori e sulle garanzie di sicurezza, mentre i precedenti tentativi americani di ridurre questa distanza si sono scontrati con la scarsa disponibilità di Putin a rinunciare alle richieste più ambiziose della Russia. Ma il movimento diplomatico in sé è significativo. Washington sta cercando ancora una volta di utilizzare il proprio peso politico per modificare la traiettoria della guerra, per quanto complesso e controverso possa rivelarsi questo tentativo.