Una società statale cinese avrebbe fornito a un’azienda del gruppo Rosatom 46 tonnellate di materiale necessario alla produzione di fibra di carbonio. Il destinatario è inserito nella filiera industriale dei droni Geran utilizzati dalla Russia in Ucraina ed è sotto sanzioni europee
Non si tratta di droni già assemblati, né di sistemi d’arma completi. A collegare una grande impresa di Stato cinese alla produzione russa di velivoli d’attacco senza pilota è, questa volta, un materiale collocato molto più a monte della catena industriale. Secondo un’inchiesta di Politico, condotta insieme al Telegraph sulla base di documenti russi di trasporto e doganali, la Jilin Chemical Fiber Group avrebbe spedito nei primi mesi del 2026 fino a 46 tonnellate di precursore di poliacrilonitrile, o PAN, alla Alabuga-Volokno, società appartenente alla divisione Umatex del colosso nucleare statale russo Rosatom.
Il PAN è la materia prima utilizzata per ottenere fibre di carbonio ad alte prestazioni. Materiale civile per definizione e per impieghi, ma anche essenziale per numerose applicazioni aerospaziali e militari grazie alla combinazione tra resistenza e peso ridotto. Nel caso di Alabuga, la fibra di carbonio viene impiegata, secondo le ricostruzioni raccolte da Politico, nella produzione di componenti dei Geran, la famiglia di droni russi sviluppata a partire dai modelli iraniani Shahed. David Albright, presidente dell’Institute for Science and International Security, ha stimato che la quantità indicata nei documenti potrebbe essere sufficiente a produrre fibra di carbonio per un massimo di circa 1.300 droni. È una stima della capacità produttiva resa possibile dal materiale, non la prova che 1.300 velivoli siano stati effettivamente costruiti.









