Un drone russo ha centrato il quartier generale dell'intelligence interna ucraina a Kiev, proprio alla vigilia della missione di Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati da Donald Trump prima in Russia e poi in Ucraina. Una mediazione che si muove su un filo sottilissimo, tra le dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin - che solo ieri aveva parlato di una possibilità di risolvere il conflitto con l'Ucraina - e la dura realtà dei fatti, caratterizzata da posizioni che restano lontanissime e dal continuo intensificarsi dei raid.

L'attacco non è stato un'operazione di routine. Secondo quanto denunciato dallo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il drone russo ha preso di mira proprio "lo studio del capo" dei servizi segreti. Colpendo i servizi di sicurezza ucraini, Mosca vuol dimostrare che la difesa della capitale è vulnerabile, per fiaccarne la resistenza psicologica prima ancora che politica. Per questo la risposta di Zelensky è stata immediata e incisiva: "Risponderemo in modo adeguato, significativo e, se possibile, in modo proporzionale", ha promesso a caldo il presidente ucraino. Il capo dello Sbu, Oleksandr Poklad, presunto bersaglio del raid, gli ha già riferito dei piani "di risposta: i luoghi da colpire per sono già stati stabiliti e il momento verrà scelto in modo da garantire i risultati" ha spiegato sibillino Zelensky.