Un drone russo ha centrato il quartier generale dell'intelligence interna ucraina a Kiev, sferrando un colpo al cuore alla sua macchina bellica proprio alla vigilia della missione di Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati da Trump prima a Mosca e poi nella stessa capitale ucraina. I due porteranno con loro - a detta del tycoon - una "proposta per mettere fine alla guerra" fra Russia e Ucraina. "Abbiamo un'idea per la pace fra Russia e Ucraina", ha precisato, sottolineando che Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky si odiano.

"Parlo con Putin. Lo conosco molto bene", ha poi aggiunto il commander in chief, precisando che il leader del Cremlino "non ha intenzione di attaccare i territori della Nato". Il raid a Kiev rende evidente quanto i due americani si muovano su un filo sottilissimo, tra le dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin - che solo ieri aveva parlato di una possibilità di risolvere il conflitto con l'Ucraina - e la dura realtà dei fatti, caratterizzata da posizioni che restano lontanissime e dal continuo intensificarsi dei raid.

L'attacco non è stato un'operazione di routine. Secondo quanto denunciato dallo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il drone russo ha preso di mira proprio "lo studio del capo" dei servizi segreti. Colpendo i servizi di sicurezza ucraini, Mosca vuol dimostrare che la difesa della capitale è vulnerabile, per fiaccarne la resistenza psicologica prima ancora che politica. Per questo la risposta di Zelensky è stata immediata e incisiva: "Risponderemo in modo adeguato, significativo e, se possibile, in modo proporzionale", ha promesso a caldo il presidente ucraino.