Una domanda "che mi sono sempre fatto come narratore è quanto riesca realmente ad essere sincero nel raccontare le persone nelle mie storie, il loro dolore, che si tratti di operai, emarginati o studenti che lottano per la democrazia". Allo stesso tempo, "penso che il nostro compito sia profondamente legato alla vita di ogni lavoratore che vive in quest'epoca e vede il proprio lavoro sempre più sminuito". Lo spiega al Lido Lee Chang-dong, parlando del suo nuovo film, Possible Love, in concorso alla Mostra Internazionale del cinema di Venezia e dal 6 novembre su Netflix.
Il ritorno al cinema del grande cineasta, otto anni dopo Burning, è già stato selezionato per rappresentare la Corea del sud nella corsa per L'Oscar al miglior film internazionale. Una storia che si lega al progetto internazionale di rivisitare attraverso le opere di grandi cineasti il decalogo di Kieslowski. Il primo film è stato Parallel Lives di Asghar Farhadi a Cannes, che prendeva spunto dal capitolo 'Non commettere atti impuri'. Lee Chang-dong invece è partito da Non desiderare la roba d'altri, sviluppando comunque un racconto del tutto indipendente, recitato in gran parte da attori con i quali ha un profondo sodalizio.












