Sabotaggi, cyberattacchi e operazioni clandestine restano sotto la soglia dell’articolo 5 della Nato. Secondo funzionari della difesa e dell’intelligence sentiti dal Financial Times, l’Europa non è ancora riuscita a costruire una deterrenza efficace contro questa pressione. Il caso del drone esplosivo di Lipsia/Halle ha reso il problema più difficile da ignorare
La deterrenza occidentale continua a funzionare dove il confine è netto. È molto meno efficace, invece, nella zona grigia che separa la competizione ostile da un attacco militare convenzionale. È questa la conclusione che attraversa l’analisi pubblicata dal Financial Times, secondo cui funzionari europei della difesa e dell’intelligence ritengono insufficiente la risposta fin qui costruita contro la campagna ibrida attribuita alla Russia.
Il problema non riguarda tanto la capacità della Nato di dissuadere Mosca da un’aggressione militare aperta, quanto ciò che avviene al di sotto della soglia che potrebbe portare all’attivazione dell’articolo 5. Sabotaggi, incendi, cyberattacchi, operazioni di disinformazione, attività di intelligence e azioni contro infrastrutture critiche hanno caratteristiche differenti ma condividono un vantaggio per chi le conduce: rendono più complessa l’attribuzione, frammentano la risposta tra i singoli governi e aumentano il costo politico di una reazione collettiva.









