L’assenza di un attacco diretto russo contro la Nato non dimostra che la minaccia non esista, ma può essere letta come il risultato di una deterrenza ancora credibile. La guerra in Ucraina ha però mostrato che la sicurezza non dipende più soltanto dagli armamenti, ma dalla capacità di integrare tecnologia, industria, logistica, infrastrutture critiche e resilienza nazionale. Per l’Italia, esposta nel Mediterraneo e centrale nelle reti euro-atlantiche, investire nella difesa significa quindi proteggere anche sviluppo economico, servizi essenziali e coesione sociale. Il commento del generale Pasquale Preziosa

Ogni volta che si discute di difesa europea riemerge la stessa domanda: la Russia rappresenta davvero una minaccia oppure il riarmo occidentale è una risposta sproporzionata? La domanda, apparentemente semplice, è in realtà mal posta. In strategia il problema non consiste nel prevedere con certezza le intenzioni di un avversario, bensì nel fare in modo che qualsiasi eventuale aggressione risulti irrazionale: è questo il significato della deterrenza.

Molti osservano che la Russia non ha mai attaccato direttamente un Paese della Nato e ne traggono la conclusione che il pericolo sia stato artificialmente enfatizzato. La logica strategica conduce però alla conclusione opposta: proprio il fatto che Mosca abbia evitato uno scontro diretto con l’Alleanza Atlantica costituisce uno degli indicatori del funzionamento della deterrenza. Confondere l’assenza di guerra con l’assenza della minaccia significa commettere un errore di analisi. È come sostenere che gli argini siano inutili perché il fiume non è esondato.