Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiC’è chi, alla ricerca di voti, dichiara di non volere uno scudo di difesa di un Continente europeo che, com’è giusto, dev’essere autonomo poiché non può più delegare agli Stati Uniti, che per altro rimangono un interlocutore privilegiato. Appare fuorviante tirare in ballo Vladimir Putin: il leader russo s’è impelagato nella guerra ucraina (alla resistenza di Kiev va concesso il massimo appoggio) ma è fuori luogo considerarlo un immanente invasore dell’Europa. Non si tratta quindi di proporre un’alleanza militare anti-russa ma predisporre le forze per rispondere a qualsiasi pericolo che in futuro possa materializzarsi (sarà bene meditare sulle minacce dell’Iran ai leader europei).

Poi c’è chi mette insieme, sbagliando, la spesa militare nazionale e quella europea. Ovvero non si tratta di armare l’Italia-sola-contro-tutti bensì di partecipare alla costruzione di un interconnesso sistema difensivo. Non deve sfuggire che la Germania abbia deciso di investire oltre 180 miliardi di euro in un progetto di riarmo, mentre la Francia è intenzionata a razionalizzare il suo potenziale nucleare.

Per evitare una pericolosa corsa agli armamenti da parte dei singoli Stati occorre impegnarsi in un coordinamento europeo. In questo modo si può spendere globalmente meno, essere più efficienti, promuovere una più stretta unità europea. Anche perché le risorse comuni possono essere finalizzate alla promozione di grandi gruppi europei del settore e a uno sviluppo tecnologico da sviluppare anche a fini civili.