Roma, 19 luglio 2026 – Un fantasma si aggira per l’Europa ed è arrivato anche in Italia: il riarmo tedesco realizzato con l’alibi del pericolo russo. I fatti: nel quadro dell’impegno europeo per la difesa, avviato da circa un decennio e accelerato dopo l’invasione russa dell’Ucraina, Berlino dispone delle risorse per produrre un significativo cambiamento di scala. A ciò si accompagna la pluriennale crisi dell’automobile, aggravatasi dopo il ‘22; Volkswagen ha appena annunciato una riduzione della produzione e si discute di una conversione verso la produzione militare. L’annuncio del ReArm Europe del 4 marzo 2025 ha dato nuova visibilità a questa convergenza di fattori e favorito una lettura fondata su uno schema di “causalità occulta”: il piano sarebbe la copertura del rilancio dell’industria tedesca e del ritorno della Germania a una politica di potenza.

Non sono, dunque, l’aggressione russa contro l’Ucraina, gli attacchi ibridi contro l’Europa, il disimpegno americano, a spingere Berlino (con i Paesi europei e l’Unione) verso il riarmo. Sarebbe, invece, la Germania ad avere bisogno del riarmo per salvare la sua industria e stabilire la sua egemonia sul continente.

Nei diversi Paesi europei la tesi è rimasta confinata a circuiti filorussi, senza raggiungere la diffusione e la legittimazione osservabili in Italia. Qui la ritroviamo su testate “antisistema” rivolte a pubblici limitati, ma anche su giornali di destra — in particolare La Verità — e di sinistra, destinati a un pubblico più generalista. Marco Travaglio fu tra i primi a formularla: il 18 marzo 2025, a Otto e mezzo, definì il ReArm Europe “un piano che aiuta soprattutto la Germania a rimettersi in piedi dalla crisi finanziaria”; il 20 maggio aggiungeva che le “leggende metropolitane” sul pericolo russo servivano “a investire nel riarmo tedesco e a salvare l’economia tedesca”. Nell’ultimo numero (giugno 2026) di Limes, il direttore Lucio Caracciolo scrive che “la leva che legittima riarmo e ritorno della Germania è la Russia”, mentre Fabrizio Maronta definisce il pericolo russo un “abilitatore retorico” della svolta della politica tedesca, “il cui primo impulso” starebbe “nel rapido e colpevole tracollo del modello industriale”.