Visto che gli organizzatori del Forum Ambrosetti sono essenzialmente dei professionisti della comunicazione, la loro giustificazione per l’invito in pompa magna di Roberto Vannacci al Forum di Cernobbio – «non volevamo legittimare le sue posizioni, ma ascoltarle e consentire a tutti di confrontarsi con esse»: così il ceo di Teha, Valerio De Molli – è tanto stupida e offensiva dell’intelligenza e della buona fede degli interlocutori da apparire, più che una difesa, una provocazione.

Delle idee sull’Europa e sull’economia e sulla finanza europea di Vannacci – per non dire di quelle sugli uomini, sulle donne, sugli omosessuali, sui neri e sul mondo al contrario, da rovesciare come un calzino – sappiamo tutto, e lo sappiamo da ben prima che Vannacci venisse tirato fuori come un coniglio dal cappello della guerra ibrida moscovita e dal subconscio vetero-fascista di un Paese abituato a vendicare come torti i fallimenti di cui è esso stesso responsabile.

Vannacci è solo una delle armi di quella guerra civile endemica a intensità variabile che da tempo sta squassando l’Europa e la sua periferia più vulnerabile, l’Italia, per demolirne il fondamento morale e le difese materiali, in primo luogo compromettendo la fiducia negli istituti – le libertà economiche e civili come diritti personali, il rule of law, la democrazia costituzionale, la limitazione e separazione dei poteri pubblici – su cui si reggono gli equilibri di quelle società, che sono state in grado di realizzare il massimo della libertà, dell’uguaglianza e della prosperità a cui è mai pervenuta la storia umana.