L’Europa di Roberto Vannacci è un continente che perde abitanti, fabbriche e sovranità. Una realtà che penalizza l'Italia. Quella di Mario Monti un edificio imperfetto, ma senza il quale gli Stati tornerebbero a farsi concorrenza a vicenda, fino a indebolirsi. Al suo debutto a Cernobbio, il generale leader di Futuro Nazionale prova a raccontare il suo mondo alla platea del Teha Forum, ma in più di un'occasione si scontra con il pragmatismo e il sarcasmo dell'ex premier che lo gela citando Albert Camus: «Amo troppo il mio Paese per essere nazionalista». Il gotha finanziario italiano preferisce non farsi illudere che la ricetta di Vannacci sia la migliore, pur riconoscendo che l’Ue ha necessità di una scossa esistenziale. Vannacci attacca l’Ue, Monti risponde. E l’ex premier smonta punto per punto la lettura di una Unione capace solo di creare caos normativo e troppe regole, fino a portare il confronto sul terreno più delicato: il nazionalismo, la Costituzione e il rischio di una deriva culturale che considera ancora più insidiosa della ricostituzione formale del fascismo. Vannacci parte dalla demografia. «Più che un ReArm Europe servirebbe un ReBorn Europe», dice, trasformando l’inverno demografico nella chiave per leggere il declino del continente. Da qui il passaggio alla perdita di peso economico: «In trent'anni di integrazione siamo passati da un'area che produceva il 30% del Pil mondiale a un'Ue che ne produce più o meno il 15». E così, quasi in un flusso di coscienza, nel mirino finiscono Bruxelles, la regolamentazione, il Green Deal, gli aiuti di Stato e la difesa comune. «Siamo bravissimi a regolamentare, ma non ci rendiamo conto che ogni regola ha un costo», osserva il leader di Futuro Nazionale, che solo due giorni fa i sondaggi davano al 7,8%. E ancora: «Oggi produciamo le auto più belle del mondo, ma licenziamo chi le progetta e chi le realizza». La tesi è che l’Europa abbia finito per ostacolare la propria industria mentre cerca di imporre agli stati vincoli ambientali e burocratici. Sul fronte energetico, denuncia una «strategia totalmente schizofrenica» riferendosi al sostegno europeo all’Ucraina e alle importazioni di gas russo. Monti conviene sulla diagnosi che l’Europa abbia dei problemi. Ma contesta la conclusione. E soprattutto l’idea che per correggere gli errori sia necessario restituire sovranità alle capitali. Ricorda che l’integrazione non nasce con Maastricht nel 1992 e che il suo risultato più importante, prima ancora dell’euro, è stato storico e politico: «Per la prima volta la Francia e la Germania per un lungo periodo non si sono fatte la guerra tra loro». Sul piano economico, convengono i presenti, le posizioni non potrebbero essere più diverse. Il punto però diventa più politico quando Monti cita del «dividi et impera» dei Romani: il suo è un'allusione alla cultura romana a cui spesso il generale fa riferimento. «Trump e Putin - spiega Monti - cercano di applicare questo motto all'Europa cercando di dividerla, con un certo successo dall'esterno, ma anche dall'interno con i sovranisti che stanno cercando di farlo». Non usa mezzi termini: «Queste forze si chiamano populisti o nazionalisti, e la mia profonda convinzione è che nella maggioranza dei casi vanno però contro l'interesse del popolo e contro l'interesse della nazione». Monti decide di andare oltre il merito delle politiche europee e affonda dritto sul programma di Futuro Nazionale. Gli contesta diversi punti in conflitto con la Costituzione italiana e con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione. «Lei viola la Costituzione su cui ha giurato col suo programma», afferma, accusandolo poi di usare la Costituzione «quando le fa comodo». E come in un climax ascendente, il passaggio più duro di Monti arriva nel finale. «Non voglio entrare nel merito giuridico dell'inchiesta della magistratura sulla ricostituzione del Partito nazionale fascista», ma dice di vedere qualcosa che considera più rischioso: «Trovo in lei la ricostituzione della narrativa, della retorica, dello spirito del fascismo». Il rischio, nella lettura di Monti, è che il sentimento nazionale venga trasformato in risentimento: «Non siamo abbastanza rispettati e quindi subentra un risentimento, esigiamo maggiore rispetto, glielo faremo vedere, glielo faremo pagare». Ed è anche il punto in cui il duello di Cernobbio smette di essere soltanto una disputa sull’Europa. «Oramai sono vecchio - chiosa - ma combatterò fino all'ultima mia energia il suo tentativo di ricostruzione della retorica del fascismo». La controbattuta di Vannacci, al Forum, passa quasi inosservata.
Scontro Monti-Vannacci. L’ex premier: “Combatterò la sua retorica fascista”
Il fondatore di Futuro nazionale a Cernobbio tra il gotha della finanza: «Da Bruxelles solo regolamenti». La replica: i populisti vogliono dividere la Ue










