Nel salotto più vigilato dell’establishment italiano, Roberto Vannacci porta una sfida frontale all’idea stessa di integrazione europea come processo inevitabile. A Cernobbio, davanti al Forum TEHA e nel faccia a faccia con Mario Monti, il leader di Futuro Nazionale ha difeso l’unanimità come argine a un’Europa che, a suo giudizio, rischia di schiacciare gli interessi nazionali e di smarrire coerenza politica, a partire dal nodo del gas russo.
A Cernobbio, dove ogni parola viene pesata davanti a imprenditori, finanzieri e istituzioni, Roberto Vannacci ha scelto di non smussare nulla. Anzi, ha portato nel cuore del dibattito sull’Europa una tesi che tocca un nervo scoperto dell’Unione: l’idea che l’unanimità non sia un ostacolo da rimuovere, ma l’ultima barriera a tutela della sovranità nazionale. È da lì che è partito il suo intervento al Forum TEHA, nel confronto con Mario Monti, e da lì si capisce anche il messaggio politico più profondo: l’Europa, nella sua lettura, ha smesso di convincere perché pretende di uniformare senza riuscire più a persuadere.
Il leader di Futuro Nazionale, arrivato al forum lariano già alla vigilia del confronto, aveva annunciato che avrebbe parlato di integrazione e sovranismo. Non era una formula di circostanza. Il panel in cui è intervenuto era stato costruito proprio attorno alla domanda su quale debba essere, oggi, il punto di vista italiano sul progetto europeo. Un terreno politicamente delicato, tanto più in una fase in cui il dibattito sull’Unione è segnato insieme dalla guerra in Ucraina, dalla competitività industriale, dall’energia e dall’allargamento a Est.










