L’invito a Cernobbio, afferrato al volo da Roberto Vannacci, è stato un atto di “realpolitik” del mondo economico-finanziario che ha creato non pochi malumori a destra, al centro e a sinistra.
Ma in qualche modo il confronto tra il leader di Futuro Nazionale e l’ex premier Mario Monti è servito anche alla politica, e in particolare al centrodestra, come “test” di ciò che potrebbe accadere con Vannacci dentro o fuori da una coalizione.
Monti, non certo un ideologo del centrosinistra, si è mostrato agguerrito e ha tirato fuori argomenti molto netti: i richiami alla narrazione fascista e la violazione, nel programma di FnV, di cruciali disposizioni costituzionali.
Dalle parole dell’ex premier emerge con più chiarezza uno scenario politico sinora solo accennato: nel caso Vannacci fosse accolto da Meloni, Salvini e Tajani, l’altro fronte si allargherebbe ben oltre il concetto di “campo largo”, andando a reclutare risorse innestate nello spirito costituzionale che oggi si sentono sia lontane dalla destra sia deluse dalla sinistra.
Qualcosa di simile al “movimento” che si è palesato in occasione del referendum sulla giustizia, quando un pezzo di elettorato non schierato ha avvertito che ci fosse in gioco qualcosa in più del quesito sulla separazione delle carriere.










